Lo stipendio del freelance 1 – simulazione di dichiarazione dei redditi in regime dei minimi

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Ciao a tutti, mi chiamo Antonio ed ho già scritto per questo blog, curando gli articoli che trattano argomenti di natura fiscale.
Ho preso accordi con Laura per scrivere una nuova rubrica fiscale o, se volete, per aggiungere altri argomenti a quelli già trattati, che voi utenti del blog e di internet potreste trovare interessanti.
Oggi cercherò di indicare, orientativamente, quello che può essere considerato il reddito di un freelance, quello che se foste dipendenti sarebbe il netto in busta o meglio quello che vi resta sul conto in banca eliminate tasse, INPS e quant’altro.
Credo che il modo più semplice sia, purtroppo, avere a che fare con degli esempi numerici..
Ipotizziamo che il nostro freelance riesca a fatturare 1000 € chiudendo un lavoro al mese, che è già una soglia critica per qualsiasi attività da libero professionista e poi consideriamo quali possono essere tutte le spese, trattenute, contributi che riducono i giovani professionisti (non solo i web designer!!) alla fame (scusate per il pessimismo).
Proviamo a compilare una sorta di rendiconto annuo:
Ricavi annui
1.000 € * 12 mensilità = 12.000 €
Fitto studio
fortuna dei web designer freelance (a parte le madri che utilizzano il telefono 24 h al giorno, magari urlando, come la mia, e non creano di certo il miglior ambiente di lavoro possibile!!) è quella di poter lavorare da casa. Quindi ipotizziamo costo = 0 €
Software
beh ammettiamo che i programmi siano in nostro possesso o che li abbiamo già acquistati, quindi = 0 €
Collaborazioni
chiunque ha bisogno di una mano, chi cura la grafica di solito si avvale di un programmatore e viceversa. Ipotizziamo che per un lavoro su 3 abbiamo la necessità di richiedere una collaborazione, che costa la metà del nostro fatturato mensile.
Costo = 500 * 4 (1 lavoro su 3, quindi 12/3=4) = 2.000 €
Consulente fiscale
ipotizziamo di aderire al regime dei minimi, nessun consulente deve provare a chiedervi più di 30 € al mese, altrimenti contattatemi!!, quindi
Costo = 300 € annui
Solo per completezza di informazione ipotizziamo di essere in contabilità semplificata (stesso discorso sui consulenti ladri se vi chiedono più di 80-100 € al mese).
Costo 720 € annui
Connessioni adsl
spero venga gentilmente offerta dal proprietario di casa (padre, madre) in caso contrario :
Telefono: Costo = 500 € annui di cui solo il 50% è deducibile quindi 500/2 =250 €
Inps
Inps= 26,72 % gestione separata
l’importo dei contributi pagati nell’anno è deducibile, quindi ipotizziamo che l’anno precedente era il nostro primo anno di attività e che abbiamo pagato 1.500 € di contributi
Costo = 1.500
Benissimo a questo punto possiamo simulare la nostra dichiarazione dei redditi in regime dei minimi, quindi senza ne IVA, ne IRAP, ne addizionali regionali e comunali:
imponibile Irpef = componenti positivi – componenti negativi
componenti positivi = 12.000 €
componenti negativi = 2.000 (collaborazioni) – 300 (consulente) – 250 (connessioni) – 1.500 (contributi Inps) = 4050
quindi imponibile Irpef = 12.000 – 4050 = 7.950
quindi calcoliamo la nostra imposta sostitutiva = 20%
imposta sostitutiva = 7.950 * 20% = 1.590
inps = 26.72%
contributi = 7.950 *26.72% = 2.124
A conti fatti ecco quello che può essere considerato il vostro “netto in busta paga”
7.950 (imponibile Irpef) – 1590 (imposta sostituiva, cioè le tasse) – 2124 (contributi Inps) = 4.236 €
Attenzione
Io concordo con quello che tutti i lettori staranno pensando:
“Ma come, io fatturo 1.000 € al mese e ne posso spendere e considerare miei solo (4.236 €/12 mensilità) 353 € al mese?”
Io vorrei porre l’attenzione su due aspetti:
- non è su 12.000 € che dovete ragionare ma su 7.950 €, cioè i vostri ricavi – i costi per stare in attività. Quindi su (7.950 / 12 mensilità =) 662,50 € al mese ne restano 353 €
- Dopo un paio d’anni dall’entrata del regime dei minimi io lo consiglio solo in alcuni casi e questo lo spiegherò nel prossimo articolo con una simulazione con gli stessi dati in contabilità semplificata.
Puoi trovare interessante anche:
- Lo stipendio del freelance 2 – l’analisi completa del regime dei minimi
- Lo stipendio del freelance 3 – regime dei minimi VS contabilità semplificata
- Freelance e fisco: il regime dei minimi
- Freelance e fisco: perchè aprire la partita Iva?
- Freelance e fisco: capitolo conclusivo
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51 commenti
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20 gennaio 2011 alle 18:31
Ottimo, bellissimo riassunto pratico dei calcoli da eseguire per arrivare ad una cifra concreta.
Finalmente!
Ad ogni modo non vedo l’ora di leggere il prossimo articolo a riguardo e farne quindi un confronto.Buon Lavoro
Daniele Ferla -
20 gennaio 2011 alle 19:34
@simone:consulente fiscale o commercialista è la stessa cosa. i dati del consulente li ho messi di proposito proprio perchè anch’io sono un consulente e conosco i miei diretti concorrenti che sicuramente vantano più esperienza di me (ho 30 anni e faccio questo lavoro da 4..), ma che si vendono a cifre spropositate.Per giunta in regime dei minimi un consulente iperstrutturato e supercompetente proprio non serve.Vi può seguire chiunque.
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20 gennaio 2011 alle 20:23
daniele.. io ho letto anche il resto.. e mi sono un po’ avvilita.. bisogna davvero fatturare un sacco per poter dire di guadagnare decentemente.
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21 gennaio 2011 alle 0:21
Articolo molto interessante Antonio.
Anch’io sono nella situazione di Simone e mi sorge una domanda: in regime dei minimi, con una ventina di fatture totali in un anno (sia attive che passive), quant’è il lavoro effettivo di un commercialista? Mezza giornata? Un giorno?
Ognuno è libero di fare le proprio tariffe ovviamente, ma è una curiosità che volevo togliermi.
Grazie mille e non vedo l’ora di leggere i prossimi articoli per deprimermi ulteriormente!
Saluti a tutti
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21 gennaio 2011 alle 9:20
è spaventoso ma chiarissimo. diffondo!!
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21 gennaio 2011 alle 10:05
Ciao Antonio,
scusa la domanda magari ignorante: ma i conti finali (la “busta paga”) non dovrebbero essere fatti partendo da 12000 €? Perché parti dai 7950 € dell’imponibile irpef? Questo non serve solo per ottenere la cifra alla quale applicare l’imposta sostitutiva?
grazie -
21 gennaio 2011 alle 18:03
[...] This post was mentioned on Twitter by Daniele Testa, Laura Gargiulo. Laura Gargiulo said: http://www.web-magazine.it/2011/01/lo-stipendio-del-freelance-1-simulazione-di-dichiarazione-dei-redditi-in-regime-dei-minimi/ [...]
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21 gennaio 2011 alle 20:51
@danny: se il commercialista/consulente non si occupa direttamente della tua fatturazione (mi permetto di scriverti con il tu, vi prego di fare allo stesso modo con me..), all’infuori di una consulenza generica, si tratta di compilare ed inviare l’UNICO, la cui difficoltà dipende da eventuali altri redditi e detrazioni fruibili e studi di settore in contabilità semplificata, a cui aggiungere ICI o altri adempimenti se ricorre il caso, nonchè farti provvedere al versamento delle tasse e dei contributi nelle relative scadenze.
Se si tratta di fare solo la dichiarazione per il reddito prodotto in regime dei minimi,(cioè senza altri quadri dell’UNICO da compilare) diciamo, che nell’anno ci si impegna per 4-6 volte, il tempo dipende, considerando che ogni tre mesi di solito si fa un controllo per verificare se si corre il rischio di perdere i requisiti per rimanere nel regime dei minimi.
Io ho un cliente in contabilità dei minimi di cui curo anche la fatturazione, (considera che questo mio cliente non usa internet e praticamente se deve inviare un qualsiasi fax o documento od email mi chiama) ed è chiaramente il soggetto da cui prendo il compenso più alto in regime dei minimi(sono il suo segretario praticamente), per gli altri sono in linea con quanto scritto nell’esempio.
@Gabriele: è esatto quello che scrivi.L’imponibile IRPEF è l’importo su cui calcolare l’imposta sostitutiva ed i contributi, ma io volevo fare un esempio per comparare la situazione di un freelance con quella di un dipendente, arrivando (forzando la mano..)ad un ipotetico “netto in busta”.La verità è che un dipendente non sostiene costi, mentre un freelance si. L’imponibile IRPEF è quindi la cifra da considerare come la retribuzione totale (di una busta paga) da cui sotrarre ritenute fiscali e contributi per arrivare al netto in busta. Da considerare è che per l’esempio ho ipotizzato dei costi ridotti al minimo indispensabile e un fatturato mensile stabile (uguale tutti i mesi) e con delle cifre semplici dav digerire (1.000 €). -
22 gennaio 2011 alle 18:27
nel frattempo ho deciso che sturare i lavandini nelle case della gente frutta molto di più…
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24 gennaio 2011 alle 13:10
1000 euro al mese vuol dire un solo lavoro…. Se non si fanno almeno 2 lavori e qualche manutenzione\aggiornamento al mese diventa difficile.
Esagerando un lavoro da 1000 euro occupa al massimo una settimana le altre 3 cosa si fa?
Secondo me chi ha intezione di lanciarsi nella professione dovrebbe considerare per il primo periodo la possibilità di fare collaborazioni con programmatori\agenzie pubblicitarie\provider locali che gli possano fornire del lavoro altrimenti diventa un bagno di sangue.
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24 gennaio 2011 alle 13:19
“Esagerando un lavoro da 1000 euro occupa al massimo una settimana” … beh non sono proprio d’accordo.. da dove scrivi??
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24 gennaio 2011 alle 13:42
Concordo con Laura circa i tempi di lavorazione. Si tende a dimenticare che oltre al lavoro in se ci sono:
la gestione del cliente
eventuali problematiche sul lavoro
tempi del cliente che rallentano oltremodo il lavoro
il cliente occorre trovarlo, quindi tempo in azioni commerciali
una volta trovato il cliente occorre fare un preventivo (e non è cosa da poco)
tempo per note proforma e fatture
ecc…infine dipende poi dal tipo di progetto e dalla qualità che gli si vuole conferire (anche solo per fare una corretta indicizzazione si può impiegare un sacco di tempo).
Credo la cosa importante sia valutare bene il proprio lavoro, in modo da potere ammortizzare anche tutte le fasi sopra descritte che non riguardano prettamente il lavoro in se.
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24 gennaio 2011 alle 13:46
da Latina.
Nel dettaglio 1000 euro secondo me non dovrebbero portare via più di 3 giorni “lavorativi” (anche non consecutivi) altrimenti si è in perdita, ed ho tenuto fuori il tempo di due brief, del preventivo e delle mail che intercorrono per bugfix, modifiche post-pubblicazione.
Se impiegate più di 3 giorni allora non è un lavoro da 1000 euro.
Un lavoro da 1000 è difficile da gestire, c’è il rischio che porti via più tempo del dovuto. Potrebbe avere senso nel caso di collaborazioni dove si realizza il layout grafico ed il template xhtml\css per poi passare tutto al programmatore o all’agenzia che ci subappalta il tutto.
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24 gennaio 2011 alle 15:40
punti di vista.. anche io ad inizio “carriera freelance” la pensavo così.. dimentichiamo la crisi, che non è solo un titolo di giornale ma una realtà che inizia a farsi sentire anche nel nostro settore. Sono d’accordo con te, il tuo discorso non fa una piega ed è anche in linea con l’articolo di antonio. Ma non è la realtà, non è la realta del sud almeno. Mille euro per un privato sono un mese di stipendio e difficilmente vorrà spenderli per un lavoro “di 3 giorni”. bah.. mah…
Se impiegate più di 3 giorni allora non è un lavoro da 1000 euro.
beh.. per l’ultimo sito ci sono voluti 3 mesi.Quanto avrei docuto chiedere??? 30.000 euro!!?
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24 gennaio 2011 alle 16:38
Latina non è Milano e la crisi esiste ovunque. Si tratta di educare il mercato e selezionare i clienti, ma spesso NON ce lo possiamo permettere.
Per questo motivo non sono ancora Freelance al 100%. Voler fare tutto in casa con magari qualche piccola collaborazione con lo smanettone di PHP non ci permetterà MAI di agganciare clientoni… quelli che oltre al gran hanno anche la mentalità di spendere per la qualità\servizio.
Io ho la fortuna\bravura di aver trovato degli agganci che mi passano i lavori… se oltre a lavorare dovevo occuparmi di procacciare i clienti….. seguirli per dare supporto….. inseguirli per farmi dare i soli…. sarei morto di fame.
Un piccolo muratore da solo non costruirà mai una casa da solo…. potrà solo rifare qualche bagno.. tirare su qualche muro.
Il successo di un webdeveloper\webdesigne freelance è nelle collaborazioni con società e altri freelance. Pensare di campare dignitosamente SOLAMENTE con siti dei conoscenti e di qualche cliente trovato per fortuna sarebbe impensabile.
Sono ormai 11 anni che vado avanti cosi.
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24 gennaio 2011 alle 22:09
Salve.
Nelle vostre parole c’è tanta frustrazione, voglia di altre prospettive e la sensazione che questa professione non dia più niente se non un misero pensiero che porta ad una sola frase: chi me l’ha fatto fare??? stavo meglio prima!!
Io dico la mia: in Italia il web design è solo un “lavoro” a cui nessuno da peso e che pochi conoscono bene!! E forse questo porta al risultato del dover realizzare progetti poco ambiti e insani per “la vera professione che alla fine è”!
1000 euro per un lavoro di un mese da freelance?? E lo scrivete pure?
Vuol dire che stai sottovalutando te stesso, e forse meriti tutto ciò!
Crisi o non crisi, è la qualità che fa la differenza.. a 1000 euro vendo solo i primi progetti per farmi conoscere, per farmi un piacere.. se devo continuare così meglio che lascio spazio ad altro!
Non è un lavoro per tutti!
Non parlatemi di programmazione pura: i CMS oramai tagliano i tempi di produzione e non ignorate questa realtà perchè i programmatori VERI si fanno pagare, e non poco! Se sono un muratore, non vuol dire produrmi da solo mattoni, calce, pale, impalcature, e via divendo!
Se sei un bravo web designer codice e grafica “OGGI” devi saperle manipolare al meglio con o senza collaborazioni esterne, altrimenti il tuo lavoro da 1000 euro (e con tanto di collaborazione inclusa) è giusto che ti sia pagato così!
Con un po’ di organizzazione tutto si gestisce .
Sud e nord: è sempre la stessa storia. Sicuramente le aziende del nord favoriscono più produzione e si ha più richiesta lavorativa per questo campo, daltronde “necessità=>richiesta=>lavoro”!! Ma se poi devo farmelo pagare 1000 euro il lavoro svolto, probabilmente la località non fa differenza.
Lavorare per privati che hanno solo la voglia di non spendere e con la pretesa della qualità. Ma chi ti costringe a farlo?
Se è per una vita privata obbligata, con tanto di rispetto, dovevi pensarci prima: o per lo meno cerca di integrare più progetti crescendo sempre più.
Questa è una PROFESSIONE!!!! e se la si considera un lavoretto da affiancare alla propria famiglia, con i casini di tutti i giorni è giusto che sia retribuito con quattro spiccioli!!
Il lavoro è uan cosa: la vita privata un’altra!Internet è di tutti. E sono dell’opinione che tutti hanno percepito che con poco possono fare soldi. È finita la pacchia!! Chi è stato fortunato lo è perchè ha creduto in qualcosa!
Sfornate qualità, novità e avrete notorietà, fama e soldi!
Diversamente continuate come meglio credete…il web design è UNA COSA SERIA! -
25 gennaio 2011 alle 0:31
destroy.. un nome un programma. E guarda caso senza una firma, senza un link.. Come possiamo smontare le tue parole? Non è possibile. Ma il fatto è che è facile parlare così. Il web design è una cosa seria, sono d’accordissimo. E te lo dice una persona che lo fa da dieci anni.. che ha studiato eppure che anche oggi si è sentita dire dall’agenzia di turno che le ha assegnato il lavoretto del cavolo “metti il doctype che vuoi tu”. Come se fossero noccioline, come se non ci fosse nessuna differenza. Io lo so che questo è un lavoro serio, che bisogna specializzarsi e fare le cose per bene. Ma lo devono capire anche gli altri, e se posso ammettere che il cliente privato non ci arriverà mai… mi incazzo a morte quando il titolare di agenzia, il grande dottorone, non sa nemmeno cosa sia un css di stampa. Dimmi tu grande profeta… cosa dovremo fare allora? Dire di no a tutti? mandare a quel paese ci vuole pagarci pochi spiccioli? Io son d’accordo.. ma a quel punto allora cambiamo mestiere. Io amo il mio lavoro e sono pronta anche a scendere a compromessi per continuare a farlo.
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25 gennaio 2011 alle 1:41
Grazie ma non sono profeta.
Vorrei solo ricordare che il mio è uno sfogo rivolto a tutte quelle persone che questo mestiere lo sminuiscono giorno dopo giorno, con il loro saper fare tradotto in miseri siti poco professionali, privi di vera grafica, rozzi nell’usabilità e anche pagati!!
Ma non parlo di te, ne delle persone che frequentano web-magazine.
Tutto nella vita è difficile. Vero!
Non ho voglia di stare dietro a certa gente che ha uno scopo diverso dal mio!
Credo solo che, se personaggi come quelli che descrivi tu si trovano con un posto di lavoro del genere, questo spiega com’è ridotto il web-design in Italia!Rifletto tanto su questo: e mi chiedo se sia giusto affrontare nella vita cose del genere senza una speranza di miglioramento!
Laura dove arriverà questa professione?
È giusto lavorare in questo modo o far leggere questi articoli/commenti che allontanano le persone da una nuova prospettiva di vita?
Ammiro chi si dedica ad affrontare tali tematiche perchè servono per far capire cos’è l’Italia in questo campo.
Ma voglio sostenere che il buon WebDesign è altro.
E in Italia dovrebbe diventare famoso come tante altre cose italiane!Invece non è così!
L’anonimo è solo perchè non sono nessuno degno di nota.
Buona continuazione. -
25 gennaio 2011 alle 11:04
In parte mi sento in linea con Destroy.
L’esempio dei 1000 euro fa riscaldare gli animi, chi lavora in questo campo sente il peso della concorrenza di tutti quei webqualcosa amatoriali che svendono il proprio lavoro per comprarsi l’iphone e magari propongono hosting su aruba o usano templete semi pronti.
Voglio dire, ad oggi se si intende passare da smanettone casalingo – a -> webqualcosa professionista e magari professionale c’è bisogno di partire con il piede giusto.
1) la professionalità: magari gavetta dentro qualche isp, webagency ecc che dia un’idea reale del mondo del lavoro a livelli medio alti.
2) esperienza: di qualche anno, sono pochi quelli che in modo autonomo e da completi autodidatti riescono a raggiungere un buon livello.
3) preparazione della cariera da freelance: creazione rete di contatti, ricerca collaborazioni ecc
4) inizio cariera.I lavori da 1000 euro ci saranno, anche a me capitano ma devono essere trattati coma tali, ribadisco che oltre i 3 giorni si è in netta perdita.
Io apprezzo moltissimo i consigli legati al lato contabile della professione ma per esperienza lavorativa diretta assicuro che la professione è inflazionata e per spiccare bisogna avere qualcosa di differente dal marmocchio di 18 anni che installa wordpress con un tema modificato.
Certi lavori non si possono vendere al giusto prezzo ed il mercato subisce i colpi di pseudo-webdesigner che lavorano a ribbasso.Professionalità = Giusto compenso
E’ vero c’è la crisi… quella ovunque, magari in qualche posto si sente più che in altri ma nessuno ne è fuori.
E se il giusto compenso NON riesco a recuperarlo visto il mercato dove opero?
Bhe ognuno fa le sue scelte, magari espandi il mercato proponendo altri servizi, magari aumenti di molto la qualità per giustificare i prezzi…..magari cerchi collaborazioni con aziende lasciando i privati o piccoli commercianti.Per me il futuro del webdesigner\webdeveloper è nelle collaborazioni e tutti gli sforzi dovrebbero essere diretti a creare un rete di contatti validi.
Chiudo con un esempio reale che fa capire come il mercato è malato: da un lato c’è un webmaster che ha 11 anni di professionalità vestito maglioncino e camicia con un golf, dall’altro c’è un griffatissimo nulla sapente che con rolex e audi A6 e iPhone che va dai clienti…. bhe il secondo riesce a spuntare prezzi maggiori del 200%!!!!
Incredibile ma questa persona frequentando determinati ambienti e vestendo in un determinato modo ha un pseudo-credibilità che gli fa avere vantaggio sulla REALE professionalità.Bhe grazie al griffatissimo socio ora ho raddoppiato il mio fatturato e non ho la noia di cercarmi\gestirmi i clienti.
L’ultimo vantaggio è quello di avere clientela di livello medio-alto alla quale “spillare” soldi extra per servizi che normalmente saremmo costretti a regalare ad: newsletter, statistiche personalizzate (no google), servizio fotografico (nel mio caso livello amatoriale), realizzazione logo-carta intestata-brochure ecc….
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25 gennaio 2011 alle 12:59
In Italia la professionalità nel nostro campo paga poco (o almeno questa è la mia esperienza reale) perché nella maggior parte dei clienti non esiste una mentalità adeguata. Non molto tempo fa ho perso un lavoro perché il cliente riteneva più importante la home page in Flash (tecnologia che io conosco pochissimo e che utilizzo se non in casi del tutto particolari) rispetto all’indicizzazione su Google. I clienti non hanno la minima idea di cosa significhino termini come “usabilità” o “accessibilità” (a meno che non abbiano – o abbiano avuto – a che fare con la pubblica amministrazione, e lì allora qualcosa cambia)… hai voglia tu di spiegare che ti sei studiato tutti i libri di Nielsen, conosci alla perfezione gli standard W3C e sai a memoria le WCAG se poi il cliente è attratto da due biglie che si muovono in diagonale, fanno un doppio carpiato all’indietro e si trasformano nel logo della sua ditta.
È vero, gli idealismi portano poco lontano e spesso bisognerebbe tirare ad accettare anche i peggiori lavori per guadagnare qualcosa. Non ci si può aspettare di più da una base che quasi considera Facebook l’equivalente di internet in senso generale. Però ne converrete che la nostra è una delle professioni più bistrattate, e alla base di questa anomala situazione c’è, ripeto, un’errata mentalità: la convinzione che fare un sito web sia quasi come fare un giochino di poco conto che può fare anche, per quattro soldi, il sempre citato ragazzino smanettone o il cugino del fratello dell’amico che è un “genio del computer” (quanta frustrazione quando qualcuno ti dice “no guardi il sito non mi interessa, ce l’ho già e me l’ha fatto mio nipote che studia alle superiori ed è un mago del pc”).
È un fatto di mentalità, e nei primi incontri (parlo sempre di piccoli clienti, beninteso) bisognerebbe cercare di far capire al cliente quanto è importante la nostra professionalità. Se ci saremo riusciti la soddisfazione sarà doppia. Se non ci saremo riusciti, o accetteremo un lavoro “degradante”, passatemi il termine, o perderemo un potenziale cliente.
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25 gennaio 2011 alle 14:54
Il web oramai è cambiato.
E sinceramente credo una considerazione va fatta sui CMS:
- Modificare temi CMS a favore del corretto uso del sito e secondo le esigenze del cliente, lo considero un lavoro da non screditare.
- I CMS sono sicuti, funzionali, aggiornati e seguiti, nonchè free e convenienti.
- Ipocrita chi dice di non usarli. Alla fine i siti web prodotti da chi non usa CMS, sono solo emulazioni mal fatte o siti di entità minima (siti di poche pagine e poco dinamici).
- il signore che veste sofisticato e guida attrezzato di macchina costosa, scusatemi ma è l’evidente segno di un “popolo malato”. Se tale signori (e collaboratori) sono i soliti “gatto e la volpe”, allora dico che è la solita minestra..riscaldata, ririscaldata e riririscaldata!! -
25 gennaio 2011 alle 15:38
@Destroy
Qualche commento fa ti facevo più acuto.
Non mi sento gatto ne il mio socio è la volpe vista che la qualità del mio lavoro rimane, la mia è solo l’esperienza di tutti i giorni di chi vede come i clienti si sentano rassicurati\catturati da un certo tipo di persone. Non dico che sia giusto ma sicuramente è un dato di fatto.
In Italia funziona così e capire e interpretare il sistema è indice di professionalità (garantendo oltre al fumo anche l’arrosto).
Io invece non vedo bene che si LIMITA ad usare CMS pronti: ok sono aggiornati, ok sono supportati… sul sicuro avrei i miei ripensamenti visto che la sicurezza decade non appena non si segue più il cliente installandogli immediatamente l’ultimo aggiornamento.
Ho fatto il sito per la sede di confindustria della mia città, è online da 5 anni…con wordpress avrei dovuto aggiornare di continuo la piattaforma per paura di essere vittima dell’exploit di turno come è successo per altri clienti. Magari poi avrei dovuto compattere con tutti i plug-in per la gestione degli utenti, dei permessi… delle gallery ecc preganto che lo sviluppatore russo che realizzava quel soft continuava a supportare wordpress…
Io non potrei MAI presentarmi ai miei clienti con Drupal o WordPress, ok per il sitarello da 1000 euro a cui accennavo qualche commento fa… ma quando realizzo siti per la pubblica amministrazione, per associazioni di categoria non posso permettermi di lavorare con la “pappa pronta”.
W l’opensource, ma a certi livelli diventa difficile piegare un determinato CMS a fare tutto quello che il cliente chiede, sopratutto quando si deve rincorrere l’ultimo aggiornamento o quando non si trovano aggiornamenti di tutti i plugin installati.
Wordpress nasce per gestire blog, poi che la gente lo “piega” e riesce a gestire ogni cosa è diverso… idem per i gestori di “portali”.
Noi a studio abbiamo un nostro CMS\framework sviluppato dai nostri programmatori, solo così possiamo cucire un sito sull’esigenze di un cliente. Una volta che si ha una piattaforma di un certo livello poi è un’attimo usarla per il sitarello o il portale da 1 milione di accessi al mese.
Per me figure come “il gatto e la volpe” sono tutti quelli che si LIMITANO a vendere la pappa pronta fatta da qualcun’altro e a farla pagare come un sito vero con un CMS fatto e configurato per le reali esigenze del cliente. Vorrei vedere la faccia del cliente quando si accorge che il suo sito è simile a 1000 altri……
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25 gennaio 2011 alle 15:55
@tatac: quello che dici è opinabile.. ho partecipato a numerosi siti della commissione europea e abbiamo usato Drupal, il sistema è piacuto al punto che la Commissione ha scelto di adottare questo CMS come strumento ufficiale di lavoro.. e non ti sto parlando del sitarello da 1000 euro..
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25 gennaio 2011 alle 15:56
ps. chiuderei qui, al massimo spostiamo queste opinioni in un nuovo post perchè stiamo andando drasticamente off topic. Lasciamo che la gente commenti il post. Aprirò a breve un nuovo post ad hoc dove potremo “piangere” tutto il tempo senza essere bloccati.
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25 gennaio 2011 alle 16:02
Concordo ancora con Laura. Molti grandi progetti sono realizzati attraverso CMS opensource, che vengono sapientemente modificati all’occorrenza da mani esperte.
Ultimamente mi è capitato però di imbattermi in un cliente che voleva aggiornare il sito in ambito SEO e chi glielo gestiva aveva utilizzato un CMS proprietario. La morale è che non avendo esperienza nel settore non avevano preparato i meta per la SEO e io non potevo inserirli perché non potevano darmi accesso al gestionale in quanto proprietario. E’ partito un iter che non racconto perché annoierebbe, ma sta di fatto che quando il cliente ha capito come funzionavano le cose mi ha richiesto che nel nuovo contratto si facesse uso di un CMS non proprietario.
Non sto da una parte ne dall’altra. Credo solo queste siano guerre di opinioni che dimenticano che per ogni progetto è giusto implementare la soluzione più adatta. Che si ottenga con un CMS open o proprietario per un cliente piccolino o un grande ente l’importante è che la soluzione sia professionale e con i giusti costi.
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25 gennaio 2011 alle 16:58
Opinioni personali.
TaTaC mettiamola così: ognuno svolge il proprio lavoro come meglio crede.
Se il tuo sistema ti fa produrre e guadagnare ben venga.
Ma se alla fine devo consegnare un sito a mo’ di CMS, non vedo perchè non usare quello che la rete mette a disposizione.
Non parlo di fare 1000 siti uguali ma solo di usare il core di un software di un certo livello, opensource e non opensource.
Gia che ci sono mi creo un framework mio prorpietario e lo uso per il mio CMS prorpietario.
O magari tu usi jquery e compagnia?
Perchè se dovesse essere così allora anche tu fai uso della solita “pappa pronta”.
Aggiornamenti di WP, dei pluIn ecc… un tema fatto come si deve, non dipende assolutamente da questi fattori.
Il tema è, e deve continuare ad essere, indipendente dal core!
Ma questo è un altro discorso.
Magari le PA fossero basate su CMS come Drupal o Plone.
L’italia nel web avrebbe un peso diverso!
Chiudo qui.
In bocca al lupo a tutti per i vostri progetti e tenete alto il livello di qualità del WebDesign in italia. -
26 gennaio 2011 alle 14:04
Sono davvero costernato, ma la realtà è questa. Poi si dice pure di aprire un’attività nel regime dei minini… alla faccia dei minimi…forse si intende minimi guadagni per noi…massimi guadagni per lo stato.
Io sono un Freelance voglio/vorrei aprire la p.iva mettere su un sito di ciò che faccio nel rispetto delle leggi. Pubblicare un portfolio, mettere il mio nome sui lavori svolti, collaborare con agenzie, lavorare per i miei clienti fatturare ed essere in regola senza tanti grattacapi…ma come faccio se devo guadagnare tanto che basta per pagare tutte le tasse?
Tanto vale andare a fare il dipendente prendere 800/1000 euro al mese e al diavolo l’attività, però come si fa a campare una famiglia con uno stipendio misero?
Non c’è manco la valorizzazione dei giovani…
Che strada prendere aprire la p.iva cn fatturato 1000/15000 mila soffrire 2/4 anni
o lavorare come dipendente? -
26 gennaio 2011 alle 17:00
Dom molto dipende dal tuo carattere. Lavorare come dipendente può significare sia avere progetti di crescita all’interno di una società sia dover fare la stessa cosa per anni e anni e anni, con lo stesso stipendio e nessuna via di fuga. MA questo dipende dalle aziende. Se decidi di fare il freelance non iniziare a pensare che farai la fame, io e altre persone lo facciamo e ad ogni modo non siamo per strada a fare l’elemosina.. , devi iniziare davvero a rimboccarti le maniche e devi lavorare tanto, anche se sei pieno di lavoro non devi mai rifiutare un progetto, arrivano tempi in cui progetti da fare non ce ne sono, arriva l’estate e nessuno ti paga ad agosto, arriva l’influenza, la noia, i problemi personali e tanti momenti in cui non potrai lavorare. Sei pronto a tutto questo? Ci sono tanti pro, ora non voglio di certo fare un dramma. C’è il contatto con il cliente che l’azienda spesso ti nega, c’è la possibilità di mettersi in mostra in prima persona firmando i propri progetti, e ci sono gli orari flessibili e la possibilità di crescere e diventare una vera e propria impresa. Dipende solo da te, dalle tue competenze e dalla tua indole imprenditoriale. Buona fortuna!
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27 gennaio 2011 alle 17:32
Io proverei ad andare controtendenza a tutto quello che si è detto e anche all’articolo che parla di un “prodotto” venduto fatto e finito.
Sono d’accordo con chi dice che 1000€ di lavoro al mese è poco, ma sono ancora consapevole che non viene realizzato in 3 giorni ma probabilmente in un mese. Sono anche consapevole che ci sono lavori “facili” che possono essere fatti pagare “cari” e altri che sono “difficile” ma che non si possono vendere spropositatamente.
Ad ogni modo penso che la soluzione possa essere quella di vendere servizi e non prodotti (ho scritto anche un post sul mio blog a riguardo). L’idea non è quella di vendere qualcosa di fatto e finito a 1000€ ma magari quelladi vendere qualcosa “a canone”. Questa situazione permetterebbe di sapere esattamente quante sono le entrate annuae di tutti icanoni e quindi potersi organizzare. Facendo un esempio potrei pensare al solo mantenimento del dominio (intendo l’assistenza) che potremmo anche solo far pagare 80/100€ anni al cliente; se si hanno 15 clienti sono già 1500€/anno che si intascano facendo ben poco. Inoltre si potrebbe offrire un servizio di assistenza, oppure di monitoraggio keywords (in generale SEO) annuo che magari ci garantisce altri 2000€/ (esempio a caso).
Quello che voglio farvi capire è che forse si deve abbattare l’idea di vendere un sito come un semplice prodotto che ha un costo finale (come andare a oprendersi un paio di scarpe in un negozio). un sito non è un prodotto ma un servizio e se visto come tale, se fatto capire come tale, permette di essere gestito ed economizato in una certa maniera, più profiqua.
Spero di essermi spiegato “decentemente”.Voi cosa ne pensate? Ho detto una stupidaggine?
Ciao a tutti -
27 gennaio 2011 alle 18:39
@Ferla Daniele
Sono perfettamente d’accordo. Noi lo facciamo già ma mi ritengo fortunato con la clientela che ho, altri colleghi fanno i salti mortali per farsi pargare lo sviluppo del sito a fine lavoro… immagina ogni anno (o peggio mese) farsi pagare per assistenza\canoni vari.
Spesso saltano…. e poi cosa fai? stacchi il sito? E se il cliente per “1000″ motivi ti fa causa saresti in grado di sostenere le spese? Senza contare che poi perderesti il cliente.
E’ tosta
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27 gennaio 2011 alle 20:06
d’accordissimo, l’importante è riuscire ad offrire tanti servizi diversi, al canone ci ho pensato tante volte ma ora come ora nessun cliente ha voluto prendere in considerazione la cosa, piuttosto mi pagano (ad ora) per gli aggiornamenti ogni tanto… e per me non è poi male.
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27 gennaio 2011 alle 20:34
@Laura:
Mi piacerebbe sentire qualche commento (oltre a quello di TaTaC ed il tuo) riguardo alla possbilità di offrire servizi con pagamento annuali (o comunque continuativi) invece che un prodotto finito.
E’ un’idea che mi passa in testa da un pò ma non ho gli elementi per poter valutarla in modo “pratico”.
L’idea sarebbe anche quella di offrire un sito web in questa modo, cioè non pagato tutto subito ma dilazionato in rate annuali (o semestrali) e, nella rata, incluse anche qualche ora di assistenza.
Esempio: invece di chiedere 1000€ a fine lavori chiedere 300€ il primo anno con contratto di durata minima 5 anni e includere anche nel canone 5 ore di assistenza annua;Può funzionare?
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27 gennaio 2011 alle 22:40
mmm… non saprei. Il fatto è che le ore di lavoro sono le stesse, perchè in ogni caso bisogna sviluppare un sito intero e non “300euro di sito”. Quindi perchè incassare di meno per la stessa quantità/ore/impegno lavorativo?
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28 gennaio 2011 alle 1:27
Secondo me il canone annuo non potrebbe funzionare x i piccoli/medi web designer.
Perchè come di Laura la quantità di ore impregno ecc è sempre la stessa il sito costa 1000 euro tanto vale al posto di prendere 250 euro l’anno per 5 anni conviene prenderli in 2/3 mesi.
Il canone annuo potrebbe essere incluso in questo modo:
rinnovo dominio + spazio / assistenza (aggiornamenti di piattaforma come wp, drupal, joomla) / aggiornamenti al sito (XX ore/giorni) = XXX euro l’anno
Il sito web è da definirsi un prodotto finito.
E’ come se fossero un paio di scarpe tu vai al negozio trovi il modello lo scegli lo misuri e lo paghi interamente ed è tuo per sempre.
Non è invece un noleggio di un’auto allora che tu paghi un canone annuo/mensile per noleggiarlo. Per esempio il noleggio è un servizio.
Quando devi comprarti l’auto vai dal concessionario, prendi trovi l’auto che ti piace devi dargli un acconto o lo paghi interamente per poi avere l’auto, se è a terra oppure deve arrivare poichè hai scelto un modello nuovo e personalizzato ci vorranno tot giorni per arrivare mentre poi non si fanno tutti i documenti ecc passano altri giorni intanto devi dargli un’acconto minimo per bloccare l’auto e dartela successivamente, poi beh o il resto in contanti oppure finanziamenti ecc…
Sono del parere che un sito web è un prodotto finito e deve essere considerato finito quando lo è completamente online = completo pagamento. Acconto prima del lavoro, svolgimento del lavoro altro acconto, online per completo pagamento. Poi dipende dal cliente che si trova e si può concordare anche di farti pagare tipo una cifra ogni mese in modo che al cliente può essere anche + comodo. -
28 gennaio 2011 alle 2:03
@Laura:
Si hai ragione, sviluppare un sito a canone e uno normale necessità la stessa quantità di tempo ma come vedi la somma, al termine del contratto annuale, non fa 1000€ come tu chiederesti per il sito finito ma 1500€. Son odel parere che se il cliente viene “istruito bene” può accettare perchè ad ogni modo è piu facile tirar fuori 250€7anno invece che 1000€ subito (ovviamente sono cifre di esempio).@Dom:
Riguardo a quello che dici ovviamente il canone include anche assistenza, dominio, ore modifiche solo che tu escludi il sito perchè lo consideri prodotto finito. E’ questo che io sto cercando di capire se è possibile cambiare, ovviamente discutendone qui con i vostri pareri.
il tuo esempio dell’auto è interessante e può essere applicato a qualsiasi prodotto (scarpe, auto, gioielli, etc, etc) ma torno a ripetere che per me un sito deve essere considerato un prodotto. Un sito è dinamico, si modifica (non parlo solo di CMS che inserisce news, contentuti, etc), va seguito, aggiornato nel codice e nella struttura. Va monitorato, in visite, in conversioni, in database, backup, etc. Il sito non è morto, non è un soprammobile … è quelcosa che ogni giorno cresce, si modifica, si arrichisce … seguirlo in questo percorso deve essere la base per poterlo offrire come servizio.
E’ ovvio che se si costruisce un sito “vetrina”, 3 pagine, contatti, 4 keywords che il cliente nemmeno sa cosa sono, beh, allora si … “1000€ subito e arrivederci e grazie”Che dite?
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28 gennaio 2011 alle 3:20
Ferla facciamo i paragoni a livello di prodotto finito.
Io acquisto un auto dal concessionario di una nota marca X, la macchina è mia e nessuno mi può dire nulla, negli anni devo gestire diversi fattori come il cambio dell’olio, quindi la porto dal meccanico, cambio delle gomme e vado dal gommista e vari esempi. Se sono bravo mi faccio cambio d’olio e cambio gomme e altro senza andare a spendere soldi in officina e gommista.L’esempio dell’auto è la seguente io acquisto l’auto che costa 12000 euro la pago con un acconto di 2000 euro le 10000 restante le pago a rate. Durante l’utilizzo dell’auto la manutenzione è a parte, è a mio discapito se non cambio l’olio o le gomme. Salvo differenti richiami dalla case madre per difetti quindi sono loro che ti contattano per gli aggiornamenti alla vettura dove la maggior parte dei casi sono gratuiti.
Il paragone è lo stesso io ti faccio il sito completo nelle sue forme come è stato prestabilito col cliente. Se il sito permette la gestione dei contenuti è il cliente che deve essere consapevole di tenerselo aggiornato che poi vuole in futuro fare ulteriori modifiche durante i mesi o gli anni sono prezzi diversi.
Io cmq opterei per vendere un sito anche a moduli. Per esempio mi è capitato che ho fatto un preventivo completo per un cliente di come lui lo voleva, solo che il suo budget attuale era dimezzato, e alla fine abbiamo optato per un sito vetrina, molto semplice. Poi + avanti se vuole fare le altre sezioni saranno soldi a parte eccc
Io la penso in questo modo -
28 gennaio 2011 alle 15:06
@Dom
La discussione generata è interessante, ad ogni modo non vorrei risultatare arrogante con alcune mie parole, la mia itnenzione è quelal di capire se la cosa può funzionare o meno.
Il tuo esempio chiarisce maggiormentela tua posiszione, ovviamente, ma descrive anche la situazione attuale e anche la più “veloce”, sia in termini di compenso (da entrambe le parti).
Però ti dico uan cosa. In ambito di PA la questione molto spesso non si risolve con “ti vendo un sito” ma con un contratto (che include anche assistenza ovviamente) sul sito web.
Questo perchè l’amministrazione comunale vuo,e sapere esattamente quanto spenderà in un anno per quel sito e anche negli anni a venire. proporre canoni, in quell’ambito, è molto vantaggioso sia per la PA che per chi sviluppa.
mi piacerebbe capire se ci sono clienti “privati” che potrebbero investire in questo genere di contratto e capire che, dopotutto, può essere vantaggioso anche per loro.
Il discorso dei moduli invece è validissimo anche se presuppone che dietro ci sia una struttura web già colladuata che permetta di togliere/mettere moduli a piacimento senza dover sconvolgere il sito web ogni volta. -
31 gennaio 2011 alle 15:44
Mi piace soprattutto “30 € al mese”, il mio commercialista me ne chiede 80 al mese ed è poco reperibile, Antonio, non hai un sito dove posso trovare i tuoi contatti?
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2 febbraio 2011 alle 0:15
[...] primo articolo di questa nuova serie, ho fatto un esempio di una contabilità in regime dei minimi con cui si [...]
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16 febbraio 2011 alle 1:03
[...] Prendiamo l’esempio di fattura e spieghiamo ogni voce (i dati sono sempre quelli dell’esempio dell’articolo 1). [...]
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2 marzo 2011 alle 2:01
Salve,
cercavo informazioni su siti web e non so come sono capitato su questo sito e su questa interessante guida “fiscale”. Non sono un grafico freelance, mi occupo di altro ma ho commissionato alcuni mesi fa il sito dell’azienda per cui lavoro ad un vostro collega freelance.
Vorrei fare alcune osservazioni sul vostro lavoro e darvi qualche consiglio.
1) Se decido di affadare lo sviluppo di un sito ad un freelance, evidentemente la mia prima esigenza è quella di risparmiare, altrimenti mi affiderei ad una vera agenzia, con un ufficio e con la possibilità di un contatto fisico. Volenti o nolenti dovete praticare prezzi più bassi, altrimenti vien meno il vostro vantaggio rispetto ad una società.
2) Non so come gestite il rapporto con il cliente, ma molto spesso la relazione via telefono o mail è limitativa. Se avete un guasto al telefono non vi sentite frustrati se il call center dell’operatore cerca di gestire il problema a distanza quando voi invece vorreste un tecnico a domicilio? Quello però è un servizio che a volte si paga, o che è riservato solo a particolari clienti. Qui ritorno al punto di prima: se scelgo un freelance so a cosa vado incontro e so che lui lavorerà da casa cercando di minimizzare i costi per incontri e brief, ma a quel punto desidero un prezzo più basso.
3) In settori non regolamentati da tariffe minime, non esistono prezzi equi. Il prezzo è una leva commerciale e in un settore come il vostro può essere utilizzato con grande flessibilità. Potete anche vendere un sito sottocosto a 500 euro, se ritenete che quel cliente possa portarvi un ritorno di visibilità, o potete utilizzarlo come sito di esempio da mostrare ad altre aziende del settore. I supermercati adottano questa politica da anni ormai, così come i produttori di stampanti che vi vendono a prezzo di costo la stampante e guadagnano poi sui toner o sull’assistenza.
4) In Italia siamo troppo individualisti e non capiamo che è l’unione a fare la forza. Non voglio demoralizzarvi, ma basta andare su Google India o di altri paesi asiatici, digitare “freelance web designer” e trovare decine di vostri colleghi bravi quanto voi ma molto più economici. Vi chiedo a questo punto provocatoriamente: perchè dovrei scegliere uno di voi invece che un grafico indiano o pakistano? Purtroppo lavorando in questo settore vi scontrerete con una concorrenza mondiale e low cost, ma di pari qualità. Ecco perchè credo che la pur lodevole idea di lavorare come freelance regolare, con partita iva e contributi da pagare (questo vi fa onore, in un paese di evasori), vada bene per l’inizio ma poi debba far posto a progetti lavorativi più grandi, in collaborazione con altri colleghi che abbiano competenze complementari alle vostre.
Non dovete vendere un prodotto, ma offrire un servizio nel campo della comunicazione e coccolare il cliente. E’ lui il vostro tesoro, non la vostra abilità a disegnare e creare siti. -
2 marzo 2011 alle 9:03
Ciao @Luca De Francesco, i tuoi spunti sono davvero interessanti e il tuo punto di vista, da “non freelance” ma da, diciamo così, “cliente” è assolutamente condivisibile, ma vorrei fare le mie considerazioi sui punti che hai elencato in modo che possano essere da spunto per una discussione.
1) Secondo me qui il concetto non si tratta di quantificare la vendita di un prodotto o di un servizio, ma di quantificare il valore di una professionalità. E’ la professionalità del freelance o dei dipendenti dell’agenzia che fa la differenza, non gli altri costi che sono derivanti da una attività “fissa” oppure quelli non presenti in una attività di freelance. Inoltre, non è detto che il costo dell’agenzia debba essere necessariamente più alto anche perchè in molti casi esistono degli sgravi fiscali, delle agevolazioni e dei bandi che permettono di far risparmiare all’agenzia, cosa molto spesso preclusa al freelance.
2) Il punto sulla gestione dei contatti è alquanto spinoso ma interessante; dipende come vedi tu tale attività e mi sembra di capire che tu con freelance intenda sopratutto lavorare da casa a centinaia di kilometri di distanza dal cliente. In questa situazione quello che dici può essere vero, ma esistono anche molti freelance, e credo la maggior parte che invece si presentano davanti al cliente, ci vanno con la propria macchina, rispondono al telefono anche il sabato sera o la domenica pomeriggio. Queste ultime cose da un agenzia non ce le si aspetta, da un freelance si e molto spesso si è costretti a farlo. Lo vedo come un vantaggio.
3) QUello che dici sulla leva commerciale è verissimo, nulla da dire. Il costo finale, molto spesso, deriva si dal costo/ora o costo/lavoro ma anche da una politica commerciale che può prevedere molte variabili che possono abbassarlo, nell’immediato.
4) Personalmente, in Italia, quello che dici sulla ricerca di freelance stranieri non sussiste, o perlomeno non nella maggior parte dei casi. proprio perchè il cliente vuole un rapporto più umano e meno “telefonico/email” diventa assurdo rivolgersi ad un freelance non italiano perchè aggraverebbe la possibilità di problematiche. In Italia siamo ancora così e ci resteremo ancora per un bel po’ anche se sono io il primo a sposare la tua tesi sul ricercare professionalità anche all’estero.Spero di aver dato spunti interessanti.
Ciao -
12 maggio 2011 alle 18:53
[...] …ASSAI! prova a leggere qui per avere un confronto: http://www.web-magazine.it/2011/01/lo-stipendio-del-freelance-1-simulazione-di-dichiarazione-dei-red... [...]
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2 giugno 2011 alle 22:45
@Laura: mi permetto di dire che la tua logica non è una logica da professionista, nel senso letterale del termine, cioè che non fai di questo lavoro la tua professione (senza offesa o implicazioni nella qualità del lavoro che fornisci, ovviamente).
Non è pensabile chiedere 1.000€ come compenso per un lavoro che porta via più di 1 settimana, se lo si fa si è in perdita. Mi sembra che Antonio abbia EGREGIAMENTE illustrato che con 1.000€ mensili si arriva sì e no a 400€ netti al mese. Un po’ poco direi..
A me personalmente non interessa se per il privato che mi contatta 1.000€ sono tanti: può sempre andare a cercare nel mercato degli studenti, lì troverà sicuramente chi gli chiede anche meno di 1.000€ (con lavoro di qualità dubbia). Un professionista per me è una persona che fa di un lavoro la sua professione, e per vivere servono più di 400€/mese. A questa cifra si lavora male, perché poco invogliati, e prima o poi la qualità scenderà, inevitabilmente. Non scenderà all’inizio, forse nemmeno dopo qualche anno, ma prima o poi non ci basteranno più 400€/mese (OVVIAMENTE!!). Allora dovremo cercare di fare almeno due lavori di quella portata contemporaneamente, dunque due lavori da 1.000€ al mese per arrivare a 800€ netti mensili (almeno). Avremo il doppio del lavoro nella stessa unità di tempo, e così la qualità scenderà. E in quell’esatto momento ci equipariamo per qualità al mercato degli studenti.Quando si contatta un professionista si paga, eccome se si paga…
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2 giugno 2011 alle 23:24
Hehe Michele
.. Ho letto il tuo commento con il sorriso sulle labbra. Pensavo che fosse evidente che le cifre come dice Antonio fossero giusto un semplice aiuto per i conteggi. Mi trovdo d’accordo con te.. Faccio questo lavoro da dieci anni. Mi pare ovvio che non ragiono entro certe cifre. -
3 giugno 2011 alle 12:23
@Laura: Laura ti chiedo scusa allora; leggendo questo “Se impiegate più di 3 giorni allora non è un lavoro da 1000 euro. – beh.. per l’ultimo sito ci sono voluti 3 mesi.Quanto avrei docuto chiedere??? 30.000 euro!!?” ho pensato tu la vedessi diversamente. Pardon.
A presto, e complimenti per il blog!
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3 giugno 2011 alle 12:44
L’articolo non l’ho scritto io ma in commercialista che ha usato cifre di esempio. Lo scopo dellarticolo era di avere un metodo di conteggio non di decidere quanto dobbiamo guadagnare. Sono contenta che ci siamo chiariti
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7 novembre 2011 alle 12:11
ciao,
vorrei chiederti, se ne sei a conoscenza, se sussiste l’obbligatorietà di aprire p.iva per professionisti appartenenti ad un albo.
il compenso per le mie prestazioni, rientrando al di sotto dei 10000 annui, lo sto gestendo tramite ritenuta d’acconto senza p.iva.
ovviamente all’albo mi hanno detto di dover aprire p.iva e pagare la cassa di riferimento. si può pagare la cassa anche senza p.iva? è obbligatorio rifarsi alla cassa di riferimento?
spero di essere stato chiaro
ciao -
8 novembre 2011 alle 16:59
Non capisco perché nell’articolo sottrai 2 volte i contributi INPS: una prima volta 1500 (a titolo di esempio) e una seconda volta 2124 (26,72%). Se sono riferiti a anni diversi non si possono sottrarre contemporaneamente, perché quelli dell’anno corrente li pago l’anno successivo (anche se in anticipo)… dove sbaglio?
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5 aprile 2012 alle 17:26
Complimentoni….di sicuro aiuto!!!











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Simone scrive:
20 gennaio 2011 alle 17:23
Ottimo articolo!
Avere le idee più chiare non guasta mai!
Avrei una domanda… alla voce “Consulente fiscale” tu cosa intendi?
Io, in regime dei minimi, ho un normale commercialista… che ovviamente mi chiede una cifra ben maggiore di un consulente da 30€ / mese.
Grazie,
Simone.