Diventare freelance: il processo produttivo

Dopo poco più di un mese (non tutto di vacanza ahimè) eccomi qui ancora alle prese con il blog per portare a termine la rubrica iniziata a Giugno che dovrebbe aiutare, lo spero, chi ha deciso di iniziare un’attività in proprio come web designer freelance o come professionista in qualsiasi campo dello sviluppo web.
Abbiamo dunque analizzato i pro e i contro di una decisione del genere, e assodato che siamo proprio convinti di voler fare questo passo, abbiamo fatto una veloce carrellata di quelli che potrebbero essere i servizi da offrire e della nostra possibile clientela.
Oggi entriamo in un campo decisamente meno teorico e più tecnico. Immaginiamo di aver formalmente iniziato la nostra nuova carriera da freelance, e il primo possibile cliente fa capolino nella nostra casella email chiedendo informazioni ed un preventivo per la realizzazione di un sito web. Come ci comportiamo?
Inviamo un preventivo generico e.. o la va o la spacca?
Telefoniamo il futuro-forse cliente e proponiamo un appuntamento per valutare meglio le necessità?
Non esite un metodo giusto e uno sbagliato, importante però è scegliere il modo di porsi alla clientela e avere, anche se su grandi linee, un metodo che ci permetta di organizzare le varie fasi del lavoro e ottimizzare al meglio tempi e… fatica!
Ciò che andremo ad analizzare è simile a quello che nella stesura di un business plan, in gergo economico, viene chiamato Business Model.
E’ la strategia che ci permetterà di organizzare il lavoro in maniera che esso potrà portare degli utili. Non dimentichiamo che il fine ultimo di ogni impresa, piccola o grande che sia, è il reddito. Quindi va bene la passione per questo mondo, la curiosità e la voglia di aggiornarsi, ma non dimentichiamo che con la gloria non si pagano le spese.. ma questo è un altro discorso.
Il processo produttivo
Avere un metodo collaudato per gestire progetti anche di natura complessa può rivelarsi molto utile.
Vediamo come, dal momento in cui prendiamo contatti con un possibile cliente, possiamo arrivare al prodotto finito.
E’ un ciclo che non dovrà per forza chiudersi dal momento che possiamo garantirci la continuità di un progetto proponendo contratti di assistenza, manutenzione e servizi che con un pizzico di creatività da parte nostra potranno giovare ad entrambe le parti in gioco.
Per non dilungarmi preferisco mostrare il tutto in maniera più immediata attraverso il grafico che segue, le fasi con sfondo giallo sono quelle che è impossibile bypassare. Uno schema del genere è un esempio di come, per mantenere il contatto con il cliente e poter ripetere l’intero ciclo produttivo, è necessario completare tutte le fasi di un progetto e proporre altri servizi.

Spero vi sia utile, anche solo per ragiornarci su!
Sarei curiosa inoltre di sapere se qualcuno di voi ha un proprio processo produttivo da condividere con gli altri. Il confronto, come sempre, può solo far crescere!
Puoi trovare interessante anche:
- Diventare freelance: analisi della concorrenza
- Richieste di preventivo. Individuare i “fake”
- Diventare freelance – scarica l’ebook!
- Diventare freelance: diamoci degli obiettivi!
- Diventare freelance… prima del salto!
Esprimi un giudizio sul post!
22 commenti
-
-
8 settembre 2009 alle 18:49
grazie paolo! beh avrai notato che ho evitato di parlare di soldi… per quello il discorso richiede un capitolo a parte!!!
-
8 settembre 2009 alle 19:31
Ciao Laura,
articolo utilissimo, come gli altri di questa serie.
Farai un articolo anche sui contratti d’assistenza? Mi piacerebbe capire meglio come funzionano, magari con qualche esempio pratico. -
8 settembre 2009 alle 19:50
cia francesco approfitto per farti i complimenti per il sito e un paio di lavori niente male! Grazie del suggerimento, scrivere un articolo su certi servizi chiarirà le idee a me per prima!
-
8 settembre 2009 alle 20:13
Grazie
Anche se il sito lo sto ancora ultimando.Aspetto gli altri articoli allora.
-
9 settembre 2009 alle 10:55
ottimo articolo: in effetti capire un po’ meglio quali servizi offrire in assistenza e come proporli sotto forma di contratto è una delle tematiche che mi interessa di più approffondire.
Mi sono resa conto di aver fornito per diverso tempo servizi post-messa in opera del sito, del tutto a gratis: ciò oltre a non essere giusto è ovviamente anche una notevole perdita in termini di tempo e soldi!
-
9 settembre 2009 alle 13:21
Mi ritrovo anch’io in questo processo, diciamo che i passi sono quelli. Nel tempo ho cercato di puntare molto sul discorso assistenza/altri servizi, un modo per fidelizzare il cliente, dimostrarsi disponibili e pronti ad intervenire e chiaramente incrementare le fonti di guadagno, importanti in quei momenti in cui magari i lavori “diretti” calano un po’.
-
9 settembre 2009 alle 14:34
io in genere aggiungo un pacchetto di assistenza per TOT mesi post pubblicazione nel contratto iniziale di lavoro, altrimenti non faccio contratti annuali, preferisco fatturare ogni TOT le ore lavorative per interventi extra.. i clienti preferiscono così piuttosto che legarsi ad un canone annuo che dovranno “sfruttare” fino al midollo per pareggiare l’investimento… mia personale esperienza ovviamente
-
9 settembre 2009 alle 15:04
La situazione che hai descritto credo sia molto diffusa. Personalmente presento due scelte possibili, canone assistenza semestrale (non annuale perchè preferisco rivedere il tutto ogni sei mesi) oppure, come hai scritto anche tu, interventi conteggiati volta per volta e fatturati ogni 3 mesi in genere. Finora (e non solo per servizi web) solo un cliente ha scelto il canone. E devo dire che mi sta bene così, non avrò canoni sicuri e fissi ma riesco a pianificare meglio interventi, assistenza, lavori.
-
11 settembre 2009 alle 12:26
Ciao, sono un assiduo lettore della guida (anche perché sono in procinto di diventare un freelance entro breve!!).
Io vorrei porre all’attenzione di Laura e degli altri lettori un quesito che non fino ad oggi il commercialista non mi ha saputo chiarire, ho scritto anche una mail all’agenzia entrate senza avere risposta…
il quesito é il seguente: Un libero professionista (consulente Web) può legalmente affiancare un nome di fantasia (non naturalmente a livello ufficiale) o più genericamente può utilizzare nel suo sito web, in biglietti da visita, in brochure, ecc… un appellativo, un motto, o un’immagine che lo contraddistingua? Ad esempio se nella presentazione domanda di apertura partita iva utilizzaeró Mario Rossi etcc, nel web nei banner e nel biglietto da visita posso utilizzare un logo e un nome tipo (superweb creative lab)?
Spero che qualcuno possa chiarirmi l’arcano.
Grazie e buon lavoro a tutti/e -
11 settembre 2009 alle 12:58
Ottimo post e ovviamente utile sapere altri pareri. Io di solito quando faccio il “contratto” metto l’assistenza già inclusa nell’offerta. Poi, come vien detto all’inizio che di gloria non si vive sempre meglio tener le distanze dai clienti, anche perchè poi, e ne ho avuta la prova pochi mesi fa. Si fan presto dimenticare di te quando si parla del vil denaro.
-
11 settembre 2009 alle 14:17
@Alessandro.. certo che può! Basta indicare, dopo il nome di fantastia, il nome proprio al quale è associato. Esempio: “superweb creative lab di Mario Rossi”. Legalmente non ci sono problemi ma ovviamente non sarà ufficiale come il nome di una società. tutti i documenti saranno comunque intestati a Mario Rossi…

p.s. Cambia commercialista! -
11 settembre 2009 alle 14:30
Infatti l’ho giá cambiato!!!! grazie per la risposta ! e grazie ancora per la rubrica davvero interessante…appena pubblicheró il mio sito non mancheró sul blog annesso di mettere un link a questa preziosa risorsa.
-
11 settembre 2009 alle 14:34
sei il benvenuto
-
11 settembre 2009 alle 23:35
Confermo la possiblità, l’ho fatto anch’io (
“povero” il tuo ex commercialista ) -
13 settembre 2009 alle 11:23
[...] 3) Diventare freelance: il processo produttivo [...]
-
21 settembre 2009 alle 11:47
Rispondo anche io alla domanda di Alessandro. Non solo è possibile avere un proprio “brand” slegato dalla formale ditta individuale + nome e cognome, ma secondo me lo “devi” avere. Crea un tuo marchio, logo, un nome di fantasia per il tuo sito, presentati come realtà aziendale perché questo sei (sebbene freelance) nel momento in cui ti assumi il rischio di un progetto che realizzerai anche avvalendoti edi altri fornitori. Serve moltissimo all’immagine con cui ti presenterai ai futuri clienti. Poi vai alla camera di commercio della tua città, deposita il marchio (paghi pochi euro) e indica nella tua corrispondeza che ad esempio “Pensieri e Parole” è un marchio registrato di proprietà della ditta individuale tal de tali che contraddistingue i prodotti (o servizi) offerti dalla ditta ad esempio nel settore informatico.
-
21 settembre 2009 alle 12:19
grazie alex, hai spiegato perfettamente! Non sono completamente d’accordo su questa frase:
Non solo è possibile avere un proprio “brand” slegato dalla formale ditta individuale + nome e cognome, ma secondo me lo “devi” avere.
perchè a mio parere è una scelta che porta a conseguenze diverse.. ma, ripeto, è una mia personalissima opinione.
Grazie ancora del contributo! -
11 ottobre 2009 alle 20:59
@Alessandro: cerca “insegna” e “ditta” su Google e trovi tutte le informazioni che ti servono
@Laura: come è stato generato il grafico? Perchè ne dovrei fare uno per schematizzare degli argomenti ma non ne trovo uno che mi faccia ottenere una disposizione pulita come quella dell’immagine. Grazie
-
11 ottobre 2009 alle 21:45
non è stato generato, bensì disegnato a manina con fireworks…
-
15 ottobre 2009 alle 23:26
“non è stato generato, bensì disegnato a manina con fireworks…”
Giustamente… vabbè, mi rassegnerò allora… Grazie ancora. -
21 ottobre 2009 alle 16:17
[...] PROCESSO PRODUTTIVO: in che modo arriveremo al prodotto finito; [...]











Web magazine è il blog personale di
I contenuti di questo blog sono pubblicati sotto licenza
Paolo scrive:
8 settembre 2009 alle 18:47
Ciao, grazie per questi tutorial, che leggo sempre ben volentieri.
Io dopo la voce “approvazione preventivo” e prima di “sviluppo” aggiungo un bel “richiesta e attesa anticipo prima di iniziare il lavoro”.
Grosso modo l’iter è questo, perché in fondo è molto naturale. Dò anche molto spazio ad un fase documentativa dopo il primo contatto con il cliente, sia per acquisire informazioni in più sull’azienda e/o sul tipo di attività, sia per vedere cosa han fatto gli altri nel passato prima di me.